FANO – Di taglio esplicitamente teatrale, costruita quasi nella forma di un’opera da camera, La buona novella è il primo concept-album di Fabrizio De André, con partitura e testo composti per dar voce a molti personaggi: Maria, Giuseppe, Tito il ladrone, il coro delle madri, un falegname, il popolo. Ed è proprio da questa base che prende le mosse la versione teatrale con Neri Marcorè nello spettacolo di teatro canzone diretto da Giorgio Gallione che conclude dall’8 al 10 aprile la stagione in abbonamento del Teatro dell’Aquila di Fermo – promossa da Comune e AMAT – e dall’11 al 13 aprile quella del Teatro della Fortuna di Fano promossa da Fondazione Teatro della Fortuna, Comune e AMAT.
Lo spettacolo – con gli arrangiamenti e la direzione musicale di Paolo Silvestri – è pensato come una sorta di Sacra Rappresentazione contemporanea che alterna e intreccia le canzoni di Faber (come lo chiamava l’amico Paolo Villaggio) con i brani narrativi tratti dai Vangeli apocrifi cui lo stesso autore si è ispirato: dal Protovangelo di Giacomo al Vangelo Armeno dell’Infanzia a frammenti dello Pseudo-Matteo. Prosa e musica, montati in una partitura coerente al percorso tracciato da De André nel disco del 1970. I brani parlati, come in un racconto arcaico, sottolineano la forza evocativa e il valore delle canzoni originali, svelandone la fonte mitica e letteraria. Un’elaborazione drammaturgica che in qualche modo completa il racconto di De André, trasformando La buona novella non solo in un concerto, ma in uno spettacolo originale, recitato, agito e cantato da una compagnia di attori, cantanti e musicisti che pensano l’opera di De André come un ricchissimo patrimonio che può comunque ben resistere, come ogni capolavoro, anche all’assenza dell’impareggiabile interpretazione del suo creatore.
«Compito di un artista credo sia quello di commentare gli avvenimenti del suo tempo usando però gli strumenti dell’arte: l’allegoria, la metafora, il paragone». Questa dichiarazione di De André è emblematica di come l’autore si sia posto, in tempi di piena rivolta studentesca, nei confronti di un tema così delicato e dibattuto dal punto di vista politico e spirituale. Con La buona novella De André lavora certo a un’umanizzazione dei personaggi, ma questa traduzione cantata dai temi degli Apocrifi è fatta con grande rispetto etico e religioso. La valenza “rivoluzionaria” della riscrittura sta più nella decisione di un laico di affrontare un tema così anomalo per qui tempi che nei contenuti o nel taglio ideologico. Traspare così un percorso parallelo nella interpretazione di De André, da una parte una innata tendenza a mettere in discussione tutto ciò che appare codificato, dogmatico o tradizionale, dall’altro una sensibilità che gli fa preferire tra le molte versioni degli Apocrifi sempre la scelta più nobile, matura e ricca umanamente, alla ricerca di un racconto forse meno sacro, ma sempre profondamente morale.
Le musiche sono di Fabrizio De André, Gian Piero Reverberi e Corrado Castellari, con Neri Marcorè in scena ci sono Rosanna Naddeo, Giua (voce e chitarra), Barbara Casini (voce, chitarra e percussioni), Anais Drago (violino e voce), Francesco Negri (pianoforte) e Alessandra Abbondanza (voce e fisarmonica). Le scene sono di Marcello Chiarenza, i costumi di Francesca Marsella, le luci di Aldo Mantovani. La produzione è del Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Carcano, Fondazione Teatro della Toscana, Marche Teatro, Teatro Nazionale di Genova.
Informazioni: biglietterie circuito AMAT /vivaticket (anche on line), Fermo 0734 284295, Fano 0721 800750. Inizio spettacoli: Fermo ore 21; Fano feriali ore 21 domenica ore 17.