FANO – “Il progetto della cosiddetta Ciclovia turistica del Metauro è stato pubblicato nel 2021 dalla Regione Marche; sostituisce quello della precedente Amministrazione regionale. Entrambi i progetti sono dello stesso studio di Pesaro”.
“Nelle tavole allegate, con una linea rossa è segnato il suo percorso che non utilizza il sedime dell’ex ferrovia Fano Urbino (come invece prevedeva il progetto precedente) perché, secondo la Regione Marche, ciò avrebbe impedito il ripristino della tratta; che ciò non sia verro perché il ripristino è una “missione impossibile” oramai è indirettamente ammesso anche dalla stessa Regione”.
“Pur di stare lontano dai binari si è scelto un tracciato contorto che utilizza strade strette, trafficate e pericolose, talora anche in notevoli pendenze; che ha numerosissime interferenze; consuma inutilmente suolo prezioso; vaga tra capannoni industriali e luoghi insignificanti; richiede espropri per centinaia di migliaia di euro e una lunga serie di opere nuove e costose; in particolare: 9 ponti ciclopedonali (per complessivi 370 m); due attraversamenti idraulici; un sottopasso per l’acquedotto; 4 paratie di pali per allargamento sede stradale (in totale 360 m) e un muro di sostegno in c.a. di 340 m”.
“In sostanza, questo percorso non ha i requisiti per ospitare il turismo in bicicletta, requisiti invece posseduti dal progetto precedente che riutilizzava il sedime dell’ex ferrovia; in più, con 4,5 milioni si realizzava circa una metà del percorso mentre con il progetto attuale si costruisce solo un ponte tra due quartieri di Fano”.
“Ciò nonostante, sempre secondo la Regione, quest’opera sarebbe “quanto più possibile lineare, sicura e continua” (!) e i criteri per realizzarla sarebbero i seguenti:
– “eliminazione di tutte le promiscuità e discontinuità esistenti”;
– “economicità” (vedi sopra);
– “flessibilità modale”, cioè l’integrazione treno + bici; (però il tracciato evita di passare nelle vecchie stazioni di una ferrovia abbandonata da 38 anni);
– “attrattività”.
“Soprattutto, è stata (volutamente?) ignorata la legge 2/2018 sulla mobilità ciclistica; se fosse stata rispettata, bisognava progettare una ciclovia sicura (quindi non ai margini di strade strette e pericolose) e con doppio senso di marcia per le bici (quindi pista larga circa 3 metri), possibilmente attrattiva e dotata di servizi di assistenza meccanica e ristoro, come quelle che fanno la fortuna dei territori che hanno saputo sfruttare questa grande opportunità; purtroppo, nella valle del Metauro quasi nessuna forza politica o economica ha preso coscienza del disastro che si sta facendo con denaro pubblico per fare un’opera inutile e dannosa per l’economia e la qualità del territorio”.
“Il percorso della cosiddetta ciclovia è stato tratto dal “Progetto definitivo” che la Regione Marche ha inviato nel luglio 2021 ai Comuni di Fano, Cartoceto, Colli al Metauro, Montefelcino e Fossombrone; immagine 1, zona Fano; immagine 2, Tavernelle”.
Comitato Ciclovia del Metauro